Antiamericanista

---Blog di resistenza all'occidentalizzazione e all'imperialismo---

Questo blog aderisce alla Prima Internazionale dell'Odio
«Ashadu an la ilaha illa Allah, wa ashadu anna Muhammadan Rasulu-Llah».
”Il migliore Jihad è dire una parola di verità dinanzi ad un governante tiranno.” [Abu Dawud & Tirmidhi]

Eccomi

Blogger: AndreaYGHPSA
Nome: 3umar Andrea Lazzaro
Tentativi di interpetazione critica del reale. Islam - René Guénon - antiimperialismo. Studente di Comunicazione Interculturale. Mi trovi anche qui: Islam Network Italia (www.islam-online.it - www.comislamica.net), Forum Discussioni sull'Islam (www.islam.forumup.it), Campo Antiimperialista (www.antiimperialista.org) Ho collaborato con: Tlaxcala (www.tlaxcala.es e www.tlaxcala.splinder.com) Iran Blog (www.iran.splinder.com) Salahaddin (www.salahaddin.splinder.com) Rivista Comunitarismo (www.comunitarismo.it)

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

"La nostra azione è tutta un grido di guerra contro l'imperialismo ed un appello all'unità dei popoli contro il grande nemico del genere umano: gli Stati Uniti d'America" Ernesto Che Guevara.
"Se non fate attenzione, i giornali vi faranno odiare gli oppressi e amare gli oppressori". Malcolm X 1964
infopal_banner_b

powered by
FreeFind

Link

Aljazira
Arab
Arabcomint
Arabcomint sezione Islam
Arabia.it
Arabmonitor
Assadakah
Associazione Benefica di Solidarieta` col Popolo Palestinese
Blog Al Jihad Al Akbar
Blog Antimperialismo - Blocco Note
Blog Anzetteln
Blog Chez MUi
Blog Cloro al Clero
Blog Collettivo Antimperialista - Ripensare Marx
Blog Comunità Proletarie Resistenti
Blog Cospirazione delle colombe
Blog Cyber BLog
Blog Dissociazione di Massa dal Sistema
Blog Dottor Mabuse
Blog Dove va il mondo!?!
Blog Fgr
Blog Gennaro Carotenuto
Blog Geoginnico-Incrocio dei tempi
Blog Gracc
Blog Il vaso di Pandora (Tisbe)
Blog Inchiostro di seppia
Blog Intifada Globale - Autonomia & Resistenza
Blog Io non tremo
Blog Iran
Blog Kelebek
Blog Le notti d'Oriente
Blog Malgoverno (Viga)
Blog Mirumir
Blog Palestina News
Blog Peacepalestine
Blog Piccola Cellula del Terrore
Blog Potere agli oppressi ! (Multietnico, di Markus Wolf)
Blog Predatori, Predati ed Opportunisti
Blog Resistenza Globale
Blog Roberto Minichini (su Guénon, Tasawwuf...)
Blog RomSinti@Politica
Blog Salahaddin - In the name of GOD!
Blog Sherif El Sebaie
Blog Tajfun
Blog Talib
Blog Tanti Dati-Andrea Russo
Blog The Jesus Web Concept
Blog Tlaxcala
Blog Ulivegreche
Blog Verba Valent - Dacia Valent
Blog Vero Sudamerica
Campo Antiimperialista
Come Don Chisciotte
Comunitarismo
Comunità Islamica della Liguria
Confederazione dei Comunisti
Corano.it
Ebrei Contro il Sionismo
Ebrei non sionisti
Edizioni Orientamento-Al Qibla
Eretica - Laboratorio per una altro comunismo
Forum Comunista Nazionalitario
FORUM ISLAM
Forum Osiride
Forum Palestina
Free Iraq
Giovane Talpa
Guerrila Radio
Indipendenza, Rivista
InfoPal - Palestinian-Italian News
Informazione Antifascista
International Action Center
Io non sto con Oriana
Iqbal Masih
Iraq Informa
Iraqi Resistance
Iraqi Resistance, the real picture from Iraq
Iraqtual
Islam on line
Islamic Relief Italia
Kavkaz Center
Kelebek il blog
Kelebekler, il sito
Legittima Difesa
Libreria Islamica
Materiali Resistenti
Muslim Hip Hop
Nasr Foundation
NETUREI KARTA - Jews United Against Zionism
Nizam TV (TV cecena)
Operai Contro
Prohijab
Rebel Media Group
Resistenze
Salviamo Nabil Benattia
Socialismo e Liberazione
Sufi.it
Terra e Liberazione
Tlaxcala
Uruknet - Informazioni dall'Iraq Occupato
Ziopedia, tutto quello che c'è da sapere sul sionismo

Feeds

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Locations of visitors to this page

Contatore

visitato *loading* volte

venerdì, 11 aprile 2008
Terrorismo antiislamico: il "Fronte cristiano combattente"

Ieri pomeriggio è stato arrestato Roberto Sandalo, oscuro personaggio ex-Prima Linea, riciclatosi in attentatore (TERRORISTA) antiislamico e fondatore del "Fronte Cristiano Combattente".

Dubito che a parti invertite (un sedicente fronte "islamico" combattente che mette bombe davanti alle chiese - Iddio non voglia) non si sarebbero già aperti i campi di internamento per i musulmani.

Invece, questa notizia (così come quella dei diversi attentati anti-islamici) ha avuto poco risalto.

Ecco i lanci ANSA:

(ANSA) - MILANO, 10 APR - Roberto Sandalo, ex Prima Linea, è stato arrestato stamani a Milano con l'accusa di essere coinvolto in alcuni attentati ai danni di centri culturali islamici milanesi. Sandalo è stato arrestato su richiesta del pm milanese Maurizio Romanelli. L'operazione che ha portato al suo arresto sarà illustrata in una conferenza stampa nel pomeriggio in Questura a Milano.

(ANSA) - MILANO, 10 APR - A quanto si è saputo, Roberto Sandalo, l'ex terrorista di Prima Linea arrestato oggi in relazione a due attentati incendiari della serata di ieri nei pressi di due diverse moschee milanesi, avrebbe dato vita in passato al 'Fronte Cristiano Combattentè. Una sigla che ha dato notizie di sè in un'unica occasione, rivendicando il lancio di molotov contro la sede milanese dell'associazione internazionale 'Islam Relief', in via Amadeo. L'attentato era stato messo a segno il 13 aprile del 2007. Una telefonata ai vigili del fuoco aveva rivendicato il gesto a nome di un "Nucleo armato del Fronte Cristiano Combattente".


Assolutamente da leggere i seguenti articoli su questa notizia e su Roberto Sandalo:
http://www.verbavalent.com/?q=node/240
http://kelebek.splinder.com/1166416975#10272334
http://kelebek.splinder.com/post/13883959/Tra+le+meraviglie+della+n%C3%A9oco#13883959
http://www.verbavalent.com/?q=node/172

'umar andrea

Postato da: AndreaYGHPSA a 18:19 | link | commenti (2) |
terrorismo, occidente, islamofobia, infami, ipocrisia duepesiduemisure

sabato, 22 marzo 2008
Il battesimo di magdi allam

Qualche goccio d'acqua per passare da "musulmano moderato" a fondamentalista cristiano-sionista; non serviva la ratifica, si era capito da tempo. 
  

www.islam.forumup.it

Postato da: AndreaYGHPSA a 23:06 | link | commenti (6) |

martedì, 11 marzo 2008
Questa volta no!

Antiamericanista firma e aderisce all'appello astensionista.

Visitate il blog dedicato alla campagna per l'astensione al voto il 13 e 14 aprile:

http://questavoltano.splinder.com/

 

---

(`umar andrea si è spostato su www.islam.forumup.it, repetita iuvant)

Postato da: AndreaYGHPSA a 19:05 | link | commenti (3) |

martedì, 18 dicembre 2007
Mi hanno plagiato!

Lo so che avevo praticamente messo il blog in sonno.

 

Il fatto è che dopo essermi reso conto di "sembrare un palestinese" (il che sarebbe chiaramente un difetto, per gli eugeno-sionisti), di essere pericoloso e far parte di una cricca organizzata - anzi, "Il peggiore" -, solo oggi ho appena scoperto di essere plagiato, e - insomma - sentivo proprio di dover rendervi partecipe.

 

Si ritorna ai soliti due link (non si fa mai abbastanza pubblicità) www.islam.forumup.it e www.islam-online.it

Postato da: AndreaYGHPSA a 13:16 | link | commenti (8) |

lunedì, 10 dicembre 2007
L'ennesimo sedicente "esperto di cose islamiche"

Cosa c'entra con l'islamofobia un "prano-astro-massone", Silvio Calzolari?

 

Ne parla qui Paniscus.

 

Noi, si ritorna in sonno,

 

occasionalmente su www.islam.forumup.it e www.islam-online.it

 

Postato da: AndreaYGHPSA a 20:50 | link | commenti (2) |
deliri, blog, mistificazioni, islamofobia, infami

venerdì, 09 novembre 2007
Nel frattempo

Come sarà apparso evidente, negli ultimi mesi l'attività è pesantemente diminuita, in quantità e qualità.

 

Nel frattempo che si pensa che fare - tra chiudere o lasciare aperto per mantenere disponibile il contenuto (poche, molto poche le possibilità di riprendere) - tutte le attività web di Antiamericanista le trovate su

 

www.islam.forumup.it e www.islam-online.it

dove ho intenzione di rimanere, insha'Llah.

3umar andrea

Postato da: AndreaYGHPSA a 11:39 | link | commenti (3) |
blog, islam, islamnetworkitalia, islam-online

domenica, 23 settembre 2007
GAZA VIVRA'

GAZA VIVRA’
 
 
 
 
Firma subito anche tu!
 
Con la pubblicazione di questo appello prende il via la campagna di solidarietà con il popolo palestinese, per la fine dell’embargo a Gaza.
La mostruosità dell’azione genocida di Israele diventa ogni giorno più evidente: soltanto due giorni fa il governo sionista ha fatto la sua dichiarazione di guerra definendo Gaza come “entità nemica”.
Finora la risposta a questa enormità è stata debole.
Con questo appello ci prefiggiamo di rompere il silenzio, di chiamare le cose con il loro nome, ma soprattutto di creare le condizioni per poter sviluppare una vera azione di solidarietà politica con il popolo palestinese in un frangente così grave.
L’appello vuole dunque essere solo il primo passo di una campagna, che ci auguriamo di riuscire a costruire insieme a tutti i soggetti disponibili.
La raccolta di firme che iniziamo da oggi è dunque estremamente importante: ogni firma non solo avrà un grande significato politico, ma sarà anche una spinta ad andare avanti con l’iniziativa per renderla più ampia ed incisiva.
Ci rivolgiamo quindi non solo a tutti quanti appoggiano la lotta di liberazione del popolo palestinese, ma a chiunque avverta l’insopportabilità dell’ingiustizia perpetrata nei confronti degli abitanti di Gaza.
La prima cosa da fare è sottoscrivere l’appello, la seconda è quella di diffonderlo con tutti i mezzi, la terza è quella di costruire insieme le prossime tappe della mobilitazione.
 
Tutte le firme devono essere inviate a info@gazavive.com
 
e verranno pubblicate su www.gazavive.com
 
Oltre a nome  e cognome è importante comunicare la città e la qualifica di ogni firmatario.
 
 
*************
 
GAZA VIVRA’
Appello per la fine di un embargo genocida
 
Nel 1996, votando massicciamente al-Fatah, i palestinesi espressero la speranza di una pace giusta con Israele. Questa speranza venne però uccisa sul nascere dalla sistematica violazione israeliana degli accordi. Essi prevedevano che entro il 1999 Israele avrebbe dovuto ritirare le truppe e smantellare gli insediamenti coloniali dal 90% dei Territori occupati.
Giunto al potere dopo la sua provocatoria «passeggiata» nella spianata di Gerusalemme, Sharon congelò il ritiro dell’esercito e accrebbe gli insediamenti coloniali — ovvero città razzialmente segreganti i cui abitanti, armati fino ai denti, agiscono come milizie ausiliarie di Tsahal. Come se non bastasse, violando anche stavolta le risoluzioni O.N.U., diede inizio alla edificazione di un imponente «Muro di sicurezza» la cui costruzione ha implicato l’annessione manu militari di un ulteriore 7% di terra palestinese.
Nel tentativo di schiacciare la seconda Intifada, Israele travolse l’Autorità Nazionale Palestinese e mise a ferro e fuoco i Territori. Migliaia i palestinesi uccisi o feriti dalle incursioni, decine di migliaia quelli rastrellati e arrestati senza alcun processo. Migliaia le case rase al suolo. Decine i dirigenti ammazzati con le cosiddette «operazioni mirate». Lo stesso presidente Arafat, una volta dichiarato «terrorista», venne intrappolato nel palazzo presidenziale della Mukata, poi bombardato e ridotto ad un cumulo di macerie.
 
Evidenti sono dunque le ragioni per cui Hamas (nel frattempo iscritta da U.S.A. e U.E. nella black list dei movimenti terroristici) ottenne nel gennaio 2006 una straripante vittoria elettorale. Prima ancora che una protesta contro la corruzione endemica tra le file di al-Fatah, i palestinesi gridarono al mondo che non si poteva chiedere loro una «pace» umiliante, imposta col piombo e suggellata col proprio sangue.
Invece di ascoltare questo grido di aiuto del popolo palestinese, le potenze occidentali decisero di castigarlo decretando un embargo totale contro la Cisgiordania e Gaza. Seguendo ancora una volta Israele (che immediatamente dopo la vittoria elettorale di Hamas aveva bloccato unilateralmente i trasferimenti dei proventi di imposte e dazi di cui le Autorità palestinesi erano i legittimi titolari), U.S.A. e U.E. congelarono il flusso di aiuti finanziari causando una vera e propria catastrofe umanitaria, ciò allo scopo di costringere un intero popolo a piegare la schiena e ad abbandonare la resistenza.

Questa politica, proprio come speravano i suoi architetti, ha dato poi il suo frutto più amaro: una fratricida battaglia nel campo palestinese. Coloro che avevano perso le elezioni, con lo sfacciato appoggio di Israele e dei suoi alleati occidentali, hanno rovesciato il governo democraticamente eletto per rimpiazzarlo con un altro abusivo. Hanno poi scatenato, in combutta con le autorità sioniste, la caccia ai loro avversari, annunciando l’illegalizzazione di Hamas col pretesto di una nuova legge per cui solo chi riconosce Israele potrà presentarsi alle elezioni. USA ed UE, una volta giustificato il golpe, sono giunte in soccorso di questo governo illegittimo abolendo le sanzioni verso le zone da esso controllate, e mantenendole invece per Gaza.

Un milione e mezzo di esseri umani restano dunque sotto assedio, accerchiati dal filo spinato, senza possibilità né di uscire né di entrare. Come nei campi di concentramento nazisti essi sopravvivono in condizioni miserabili, senza cibo né acqua, senza elettricità né servizi sanitari essenziali. Come se non bastasse l’esercito israeliano continua a martellare Gaza con bombardamenti e incursioni terrestri pressoché quotidiani in cui periscono quasi sempre cittadini inermi.

Una parola soltanto può descrivere questo macello: genocidio!
 
Una mobilitazione immediata è necessaria affinché venga posto fine a questa tragedia.


Ci rivolgiamo al governo Prodi affinché:

1. Rompa l’embargo contro Gaza cessando di appoggiare la politica di due pesi e due misure per cui chi sostiene al-Fatah mangia e chi sta con Hamas crepa;

2. si faccia carico in tutte le sedi internazionali sia dell’urgenza di aiutare la popolazione assediata sia di quella di porre fine all’assedio militare di Gaza;

3. annulli la decisione del governo Berlusconi di considerare Hamas un’organizzazione terrorista riconoscendola invece quale parte integrante del popolo palestinese;

4. cancelli il Trattato di cooperazione con Israele sottoscritto dal precedente governo.

PRIMI FIRMATARI
-    
Gianni Vattimo – Filosofo ed ex parlamentare europeo  

-      Danilo Zolo – Università di Firenze

-      Margherita Hack – Astrofisica

-      Edoardo Sanguineti – Poeta, Università di Genova

-      Gilad Atzmon – Musicista

-      Franco Cardini – Università di Firenze  

-      Mara De Paulis – Scrittrice, Premio Calvino

-      Lucio Manisco – Giornalista, già parlamentare europeo

-      Costanzo Preve – Filosofo, Torino

-      Giulio Girardi – Filosofo e teologo della Liberazione   

-      Giovanni Franzoni – Comunità Cristiane di Base  

-      Domenico Losurdo – Università di Urbino

-      Marino Badiale – Università di Torino  

-      Aldo Bernardini – Università di Teramo  
 
-      Piero Fumarola – Università di Lecce

-      Giovanni Bacciardi – Università di Firenze

-      Giovanni Invitto – Università di Lecce

-      Alessandra Persichetti – Università di Siena  

-      Bruno Antonio Bellerate – Università Roma tre

-      Rodolfo Calpini – Università La Sapienza, Roma

-      Ferruccio Andolfi – Università di Parma

-      Roberto Giammanco – Scrittore e americanista  

-      Gianfranco La Grassa – Economista  

-      M. Alighiero Manacorda – Storico dell’educazione

-      Alessandra Kersevan – Ricercatrice storica, Udine

-      Nuccia Pelazza – Insegnante, Milano  

-      Stefania Campetti - Archeologa

-      Carlo Oliva – Pubblicista  

-      Gabriella Solaro – Ist. Naz. Storia del Movimento di Liberazione in Italia

-      Giuseppe Zambon – Editore

-      Bruno Caruso – Pittore

-      Vainer Burani – Avvocato, Reggio Emilia  

-      Ugo Giannangeli – Avvocato, Milano

-      Giuseppe Pelazza – Avvocato, Milano

-      Hamza Roberto Piccardo – Direttore www.islam-online.it

-      Nella Ginatempo, Movimento contro la guerra, Roma

-      Mary Rizzo – blog Peacepalestine

-      Tusio De Iuliis – Presidente Associazione “Aiutiamoli a Vivere”

-      Cesare Allara – Com. Sol. Palestina, Torino   

-      Angela Lano – Giornalista Infopal

-      Umar Andrea Lazzaro – Collettivo www.islam-online.it, Genova

-      Marco Ferrando – Partito Comunista dei Lavoratori

-      Leonardo Mazzei – Portavoce Comitati Iraq Libero

-      Mara Malavenda – Slai Cobas, Napoli

-      Moreno Pasquinelli – Campo Antimperialista  

-      Marco Riformetti – Laboratorio Marxista

-      Maria Ingrosso – Colletivo Iqbal Masih, Lecce

-      Antonio Colazzo – L.u.p.o. Osimo (Ancona)

-      Gian Marco Martignoni – Segreteria provinciale Cgil, Varese

-      Luciano Giannoni – Consigliere provinciale Prc Livorno  

-      Dacia Valent – ex Eurodeputata, dirigente dell’Islamic Anti-Defamation League

-      Pietro Vangeli – Segretario nazionale Partito dei Carc

-      Ascanio Bernardeschi – Prc Volterra (PI)  

-      Fabio Faina – Capogruppo Pdci al Consiglio comunale di Perugia

-      Roberto Massari – Editore, Utopia Rossa  

-      Fausto Schiavetto – Soccorso Popolare

-      Luca Baldelli – Consigliere provinciale Prc Perugia

Postato da: AndreaYGHPSA a 01:30 | link | commenti (3) |

mercoledì, 19 settembre 2007
Lettera aperta al Ministro dell'Interno - Hamza Piccardo

 
Gent.mo sig. Ministro dell'Interno,
 
            Ella si preoccupa molto dell'islam in Italia, e questa cosa Le fa onore, tanto più che un qualche senso di colpa potrebbe anche risentirlo uno statista come Lei, con lunga esperienza di governo che, con consapevolezza istituzionale, si renda conto dello stato dei rapporti tra i musulmani e la Repubblica.
            Certo la Sua preoccupazione è più che altro d'ordine "securitario", come si conviene a chi occupa la poltrona più alta degl'Interni, ma non dovrebbe tuttavia sfuggirLe la condizione d'ingiustizia nella quale vivono i Suoi stessi concittadini di fede islamica.
A quasi sessant'anni dalla promulgazione della Costituzione infatti, la nostra comunità religiosa soffre dell'inadempienza dello Stato ad un articolo facente parte di quei "Principi fondamentali" che ne costituiscono la parte moralmente e valorialmente più importante, l'articolo 8 che, Ella ben lo sa, dopo aver sancito la pari dignità delle diverse confessioni di fronte alla legge, e aver stabilito che esse hanno "diritto di organizzarsi secondo i propri statuti" recita testualmente: "I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze".
Dopo la revisione concordataria del 1984, con la serena fiducia nelle istituzioni che contraddistingue gli ingenui, avevamo pensato che, una volta ridotte le pretese egemoniche di Santa Romana Chiesa,   e dopo che le altre due vittime storiche del monoculturalismo, protestanti ed israeliti, avevano ottenuto il riconoscimento previsto dalla carta fondamentale, non ci potessero essere ostacoli insormontabili alla stipula di un simile accordo con noi   musulmani d'Italia.
Non eravamo molti in quel tempo, ma confortati dall'esempio spagnolo, dove una comunità più esigua della nostra lo aveva ottenuto, ci lanciammo nell'impresa. Studiammo a fondo l'accordo concluso con le comunità israelitiche, che per molti versi erano quelle più vicine alle nostre problematiche, e redigemmo una bozza ( http://www.islam-ucoii.it/intesa.htm ) che, mutatis mutandis, la ricalcava in molti punti, anche nell'ulteriore ingenua convinzione che l'eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge non avrebbe permesso disparità di trattamento e tanto meno indifferenza. Correvano i tempi difficili dell'ultimo governo Andreotti e la Presidenza del Consiglio fece feint de non- recevoir.
Al successivo tentativo, all'inizio della tempesta di Tangentopoli, a Palazzo Chigi c'era Lei, sig. ministro e il Suo sottosegretario alla presidenza, l'on. Fabio Fabbri rispose gentilmente alla nostra sollecitazione dicendo che la commissione da lui presieduta avrebbe esaminato la nostra bozza e ci avrebbe fatto sapere.
Nonostante alcuni segnali inquietanti non erano anni di islamofobia e non avevano alcun dubbio in merito all'inizio del percorso.
Intanto, insigni costituzionalisti e onorate istituzioni accademiche si confrontavano con il nostro documento e lo giudicavano nel complesso rigoroso e accettabile anche nei punti sui quali noi saremmo stati disposti a importanti rettifiche in sede di trattativa. Ero stato l'estensore della bozza e ne diventai il maggior interprete e divulgatore in decine di convegni, conferenze, tavole rotonde.
Trascorrevano gli anni '90, altri soggetti si affacciavano alla ribalta islamica e altre proposte sostanzialmente identiche venivano avanzate. Considerata l'inconsistenza numerica di tali soggetti o la loro evidente azione di disturbo, arrivai a pensare che potesse essere il bottino dell'8/mille dell'Irpef a scatenare l'arrembaggio e, destando una certa costernazione tra i miei, giunsi a proporre un'intesa non onerosa per lo Stato. La rinuncia cioè a quel contributo pubblico con l'intenzione di evitare discordia interna alla comunità.
In questo clima s'incunea esperienza del Consiglio Islamico d'Italia che fondato su iniziativa dell'ambasciatore Scialoja riuniva la Lega Islamica Mondiale-Italia, l'UCOII e Centro Culturale Islamico d'Italia (grande Moschea di Roma) e si proponeva di costituire (sull'esempio spagnolo) un organismo finalizzato alla trattativa e alla stipula dell'Intesa e alla sua, futura, gestione.
Fu subito evidente che le ambasciate dei paesi da cui provenivano gran parte nostri fratelli e sorelle, non vedevano di buon occhio il fatto che lo Stato italiano si rapportasse direttamente con i musulmani senza il loro patrocinio/controllo e la loro intromissione nelle attività del Consiglio fu talmente evidente che considerai negativo quell'organismo e non risparmiai sforzi per farlo arenare e poi fallire.
Mi domandavo infatti a quale titolo stavo accettando che nel rapporto con il mio Paese, e poi in maniera permanente nel futuro dei miei figli, musulmani italiani e in quello dei figli, prima poi italiani anche loro, dei nostri correligionari immigrati, doveva esserci la presenza di Stati e governi stranieri… e che Stati e che governi. La maggior parte di loro regimi militari, petromonarchie o democrazie del 97%.
La comunità intanto si sviluppava e cominciavano ad essere centinaia le associazioni islamiche che in maniera spontanea nascevano e si organizzavano per dare ai musulmani in Italia un minimo di servizio religioso.
L'abolizione della desueta legge sui Culti ammessi e la sua sostituzione con una moderna legge sulla libertà religiosa, sembrò essere un'intenzione seria della maggioranza di governo durante la XIII legislatura, durante la quale Ella fu nuovamente, seppur brevemente Presidente del Consiglio. Grazie all'impegno dell'on. Maselli un progetto che poteva essere una buona base di discussione fu messo a punto e approvato in Commissione Affari Costituzionali. La prematura fine della legislatura lo fece purtroppo abortire.
Il successivo governo Berlusconi s'impadronì dell'idea e apportò al testo di Maselli tante e tali peggiorative modifiche che il presidente delle Comunità Evangeliche, il costituzionalista prof. Gianni Long, si sentì in dovere di scrivere una lettera agli allora Presidenti della Repubblica e del Consiglio, chiedendo che esso non fosse portato alla discussione in aula.
Al contempo, il Suo predecessore al Viminale, dopo un partiam partiam che era durato tre anni, aveva creato Consulta per l'Islam italiano, organismo nato con una sorta di manuale Cancelli ad hoc che, cercando di accontentare tutti, riuscì a formare una compagine insulsa e litigiosa.
Dei suoi sedici membri, Lei lo sa bene signor Ministro, un quarto (scarso) rappresenta qualcosa di reale dal punto di vista "islamico" in Italia, gli altri sono là perché indicati da un'ambasciata, da un partito, da un sindacato o in quanto sponsorizzati da una nota agenzia di money transfert.
Nel giro di pochi mesi, palesemente eteroguidati, alcuni membri della Consulta, irritando lo stesso ministro Pisanu, cercarono di costituire una maggioranza "moderata" senz'altro scopo che mettere in difficoltà, possibilmente emarginare, far dimettere o far escludere l'unico membro che, pur nei limiti oggettivi della sua azione, rappresentava una quantità di organizzazioni islamiche radicate nel paese: il dott. Mohammed   Nour Dachan, presidente dell'UCOII.
Lei, signor ministro, si trovò a dovere gestire un organismo la cui "maggioranza" esprimeva posizioni e metodi diversi dalla Sua parte politica, dalla Sua cultura politica, dalla Sua stessa educazione e lo fece con il massimo dello stile possibile, cioè bypassandolo, con l'insediamento del Gruppo dei Saggi (questi sì Suoi veri consulenti) che hanno elaborato la nota Carta dei valori su cui polemizzammo a suo tempo e che ora è tra le Sue mani senza che nessuno sappia bene che farsene.
Transeat, speriamo che sia acqua passata, come lo è stata la tentazione di alcuni d'inserirvi passaggi inaccettabili dal punto di vista costituzionale, etico e giuridico, vere forche caudine pensate per far sputare il veleno a chi invero non ne aveva affatto, pena l'ostracismo, l'esclusione e l'inizio di una vera e propria criminalizzazione.
Oggi Lei si accorge che la paura dei musulmani "è tipica delle comunità chiuse e invecchiate, per le quali la diversità è di per sé un pericolo" e che "incomponibile con la democrazia  è lo jihadismo e non la religione islamica" (Corsera del 13.9)
Sottoscrivo in pieno, ho detto di più e di meglio, mi scusi l'immodestia, nel nostro manifesto-fatwa ( http://www.islam-ucoii.it/NOTERRORISMO.htm) contro il terrorismo del 31 luglio 2005 che rivendico come uno dei gesti politicamente   più importanti che la comunità islamica abbia mai espresso in questo paese, fortemente voluto e scritto da me nella mia posizione di segretario nazionale UCOII.
Nei giorni scorsi a Chianciano Ella ha parlato dell'Intesa con le comunità islamiche, per un'esigenza di trasparenza, di rigore e ce, lo lasci aggiungere, di giustizia.
Il problema del soggetto islamico con il quale trattare, si pone immediatamente e con prepotenza, tant'è che dall'opposizione l'on. Mantovano glielo ha ricordato immediatamente.
I musulmani in Italia sono forse un milione e mezzo, provengono da decine di paesi diversi, appartengono a etnie diverse, parlano lingue diverse, seguono diverse scuole di pensiero religioso e giuridico. I musulmani italiani sono poche decine migliaia, forse di più degli ebrei numericamente, ma enormemente distanti da quest'ultimi, per peso politico, economico e culturale.
Chi mai potrebbe seriamente e compiutamente rappresentare questa galassia che contrappone una realtà di divisione ad un ideale di unità: la umma dei credenti nell'Unico.
Non certamente la Consulta che sarebbe meglio ringraziare e mandare a casa.
In democrazia il potere appartiene al popolo che lo esercita nei modi consentiti dalla legge, in democrazia la rappresentatività si esprime ottenendo il consenso da basso.
L'Islam, lei lo sa bene sig. ministro, è una realtà acefala e non gerarchizzata, le comunità scelgono (quando il potere non gli sottrae tale prerogativa) i loro imam, i loro dirigenti. Non abbiamo né un papa né un magistero incontrovertibile e sinceramente non ci dispiace affatto.
Pertanto nella migliore tradizione e prassi democratica non vedo altro modo per definire la rappresentanza dei musulmani che un processo democratico che organizzi una consultazione di massa. In tutta evidenza la sua messa a punto non sarà certamente delle più facili, ma è il solo percorso degno di una costituzione come la nostra, capace di essere sufficientemente legittimato e autorevole per affrontare, e con l'aiuto di Dio iniziare a risolvere, le problematiche connesse con la nostra presenza in Italia.
Sono certo sig. ministro che la Sua fede democratica, la Sua cultura giuridica e il Suo senso dello Stato non saranno indifferenti a queste sollecitazioni e colgo l'occasione per porgerle
 
 i miei più distinti saluti
 
Hamza Roberto Piccardo
direttore di islam-online.it
 
 
Imperia 17.09.07

Postato da: AndreaYGHPSA a 20:44 | link | commenti (19) |
politica, terrorismo, islam, repressione, moschea, islamucoii, governoprodi, islamnetworkitalia, islam-online

Sotto a chi tocca

Notiziario del Campo Antimperialista ... 18 settembre 2007 ... http://www.antiimperialista.org


Toni Negri in Israele
La Stampa del 12 luglio scorso informava i suoi lettori di un fatterello apparentemente curioso. Si trattava di questo: il parlamentare di AN Gianni Alemanno e Toni Negri si apprestavano a passare le loro vacanze estive in un kibbutz israeliano. Vada per Alemanno, ma che Toni Negri, abbia scelto di fare le sue vacanze tra i coloni sionisti (ovvero dall’altra parte del Muro dell’apartheid) lascia costernati. «Si tratta di un vecchio amore», avrebbe affermato Negri, poco prima di raggiungere il kibbutz in occasione di un incontro promosso dall’Istituto Spinoza di Gerusalemme, e ha aggiunto: «Sono diventato comunista in Israele nel kibbutz Nahshonim, vicino Petah Tikva». E’ proprio vero: il primo amore non si scorda mai!
 

 
Israele: condannato a 12 anni di prigione il compagno Mohammad Khalaf del movimento Abnaa el Balad
L’11 settembre, dopo quasi due anni ci carcerazione preventiva, un tribunale di Tel Aviv ha definitivamente condannato a 12 anni di galera Mohammad Khalaf, 56 anni, falegname, palestinese del ‘48, e militante del gruppo Abnaa el Balad --dal 2002 legato al Campo Antimperialista da relazioni fraterne. L’accusa è quella di aver avuto contatti con «un agente straniero» e di «aver assistito il nemico in tempo di guerra.. aiutando un’organizzazine terrorista». L’agente straniero sarebbe un palestinese della Cisgiordania. L’organizzazione terrorista sarebbe un’organizzazione della Resistenza palestinese. Il compagno Mohammad, nella sua vibrata autodifesa, ha respinto tutte le accuse e ha denunciato di essere vittima di un complotto da parte del famigerato GSS (Servizio Generale per la Sicurezza). Suheil Sleiby, segretario supplente* di Abnaa el Balad ha dichiarato: «QUESTA SENTENZA SI INSCRIVE NEL QUADRO DELLA PERSECUZIONE E DELLA REPRESSIONE CONTRO LE MASSE ARABE PALESTINESI NEI TERRITORI OCCUPATI DEL ‘48 E DELLE FORZE PATRIOTTICHE IN GENERALE E IN PARTICOLARE DEL MOVIMENTO Abnaa el Balad».
* Il Segretario generale di Abnaa el Balad, Mohammad Kana’aneh (che avemmo l’onore di ospitare al Campo di Assisi) e’ in carcere dal febbraio 2004, anch’egli accusato di avere relazioni con «gruppi terroristici» palestinesi.
PER ULTERIORI INFORMAZIONI: http://www.antiimperialista.org/index.php?option=com_content&task=view&id=5304&Itemid=55


Questo Notiziario contiene:


1. SOTTO A CHI TOCCALa minaccia di un attacco su grande scala all’Iran, la resistenza irachena e il movimento contro la guerra
2. CHI INCARNA «LA TIGRE DELLA REAZIONE»?
Il «Pacchetto sicurezza» del ministro Amato e la minaccia della svolta fascista
3. TROPPI GRILLI (E SBIRRI) PER LA TESTA
Dove va a parare beppe Grillo?
4. ROVESCIANDO IL MONDO
Un bilancio del nostro incontro alla Polvese

.......................................................................................................
1. SOTTO A CHI TOCCA
La minaccia di un attacco su grande scala all’Iran, la resistenza irachena e il movimento contro la guerra

Che il conto alla rovescia che ci separa dall’aggressione americana all’Iran sia ormai iniziato, sono in pochi ormai a negarlo. Quello del pericolo che l’Iran si doti della bomba atomica non è un casus belli non meno pretestuoso di quello delle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein o dei suoi legami con Al Qaida. Che questo sia il motivo dell’attacco si può darla a bere ai lettori creduloni dei giornali di regime. Governanti, diplomatici, specialisti di politica estera sanno bene che la vera causa è nella geopolitica nordamericana, che non puo’ tollerare in Medio Oriente un regime ostile, né tantomeno che questo diventi la principale potenza regionale mettendo a repentaglio i già traballanti assetti imperialistici. L’abbattimento della Repubblica islamica iraniana è un obbiettivo strategico degli USA, sin dal 1979. L’occupazione dell’Afganistan e dell’Iraq, la insidiosa penetrazione in Asia centrale e nel Caucaso, il riarmo incessante dei regimi arabi del Golfo; sono tutte tappe di una strategia globale che vede gli Stati Uniti protesi a raggiungere un duplice obbiettivo: da una parte il controllo dei pozzi e delle rotte per mezzo delle quali il petrolio raggiunge il mercato mondiale, dall’altra l’annientamento definitivo di ogni eventuale roccaforte in cui si annidino i suoi nemici.
Gli Stati uniti hanno sperato di riconquistare l’Iran nella propria sfera d’infuenza con mezzi pacifici. La clamorosa sconfitta dei cosiddetti riformisti nelle elezioni del giugno 2005 e la inattesa vittoria di Ahmadinejad, referente degli ambienti nazionalisti radicali, ha letteralmente scombussolato i piani americani. Questi, spiazzati dai risultati elettorali, attesero un paio di settimane prima di prendere una posizione ufficiale, che fu di netta ostilità al nuovo arrivato. L’Iran venne bollato come «Stato canaglia» e lo stesso Ahamadinejad accusato di aver fatto parte del gruppo che occupò nel 1979 l’ambasciata USA a Tehran, con tanto di minaccia di portarlo davanti ad una corte americana. Trovando un altro pretesto per l’aggressione Bush chiede adesso di inscrivere i Pasdaran (ovvero un corpo militare istituzionale) nella Black List dei gruppi terroristici.
Lo stesso Iraq, che Bush sperava diventasse un pasto appetitoso da spartire in allegra compagnia, è invece diventato un motivo di irriducibile discordia con Tehran. Il baratto bushiano, io ti tolgo di mezzo Saddam tu mi dai il semaforo verde per l’aggressione, ha da tempo smesso di funzionare. Gli inglesi e gli americani denunciano che non debbono far fronte solo alla Resistenza dei sunniti, ma pure a quella dei gruppi shiiiti radicali, non solo quello di Moqtada al-Sadr. In effetti, per quanto tra la Resistenza sunnita e le formazioni shiite antamericane e filoiraniane sia in corso una sorda lotta intestina (di cui una causa è la inaccettabile partecipazione tattica dei partiti filoiraniani nel dispositivo dell’occupazione), non v’è dubbio che soprattutto nell’ultimo anno i miliziani shiiti sono quelli che hanno inferto colpi letali alle truppe d’occupazione. Il fatto che gli inglesi siano costretti al ritiro da tutto l’Iraq meridionale la dice lunga. Così come che il movimento di Moqtada al-Sadr abbia abbandonato a se stesso il governo fantoccio di al-maliki. Dicono che oramai in Iraq è già in atto una guerra per procura tra USA e Iran. Non abbiamo possibilità di confermare la veridicità dell’accusa NATo secondo cui nella provincia afgana di Farah sarebbe stato intercettato un convoglio di sofisticate armi proveniente dall’Iran e destinato alla guerriglia talibana. Se questo fosse vero ciò è l’indiscutibile indice che Tehran si prepara a far fronte all’aggressione, che gli iraniani non accetteranno di fare la fine della Iugoslavia, di crepare sotto gli attacchi aerei e missilistici americani (e israeliani?), e che potrebbero accettare la sfida allargando il conflitto e puntando a farlo diventare regionale.
In questa prospettiva apocalittica molte cose cambieranno in Medio Oriente. Molte cose cambieranno in tutto il mondo. Bush, prima di lasciare le consegne, vorrà spianare la strada al suo disegno del «Nuovo grande Medio Oriente». Se così fosse nè la Siria, né il Libano né Israele potranno restare fuori dal ciclone. Non potranno restarne fuori le Resistenze (Iraq, Afganistan, Palestina, Libano), né i movimenti contro la guerra in Europa e nel resto del pianeta. Le Resistenze, quella irachena anzitutto, saranno costrette a prendere atto che le divisioni e i conflitti fratricidi sono ad esclusivo vantaggio dell’Impero, dovranno trovare la strada di una conciliazione e di una unità d’azione. I movimenti contro la guerra. Inabissatisi dopo l’occupazione dell’Iraq saranno snidati, obbligati a tirar fuori la testa (e ad usarla meglio). Non avremo le stesse fiumane di gente per le strade, ma certo movimenti più maturi e consapevoli, speriamo privati delle illusioni pacifiste e più decisi nel sostenere chi, dentro la guerra, rischia la pelle combattendo l’aggressione imperialista.
L’inizio del 2006 sarà dunque segnato nuovamente dall’irrompere della guerra nella stagnante agenda politica italiana. Nessun movimento potra’ esimersi dal prendere una posizione, dallo scendere in campo. Da questa angolatura è evidente come il movimento contro il raddoppio della base americana a Vicenza ci indicherà la cifrà del  movimento che gli salirà sulle spalle. Il Movimento contro il Dal Molin fungerà da anticamera di quello contro la guerra. Sotto ogni profilo la battaglia contro la base americana è il banco di prova di quello che avverrà.
 
.................................................................................
2. CHI INCARNA «LA TIGRE DELLA REAZIONE»?
Il «Pacchetto sicurezza» del ministro Amato e la minaccia della svolta fascista

«Se fossimo così incoscienti da pensare che la sicurezza non è un nostro problema, creeremmo le condizioni per una svolta reazionaria fascista nel nostro Paese. Se c’è una cosa che un democratico deve sapere è non svegliare la tigre della reazione». E aggiunge: « ...è assurdo che ci si divida all’interno del centrosinistra: l’opinione pubblica non può pensare che ci disinteressiamo della sicurezza, altrimenti creeremmo lo scivolo che porterebbe la stessa opinione pubblica lontana dai valori democratici e lontana da noi».
Ci pareva necessario citare per intero le affermazioni con cui il titolare del Viminale, alla festa della Margherita, ha difeso il suo «Pacchetto sicurezza», ovvero le nuove leggi liberticide escogitate sull’onda del provvedimento contro i lavavetri adottato dal municipio di Firenze. Leggi infami che intendono colpire con l’arresto quei poveracci dediti a lavare i vetri ai semafori e a fare l’elemosina. L’impulso sicuritario che affligge il nascente Partito Democratico pare non trovare argini. Rutelli ha annunciato che il prossimo Consiglio dei ministro stabilirà, proprio come negli USA, la creazione di una «banca del DNA», non solo, come si pensava, per schedare i responsabili dei crimini più efferati, ma per censire chiunque violi i confini della legalità o sia semplicemente sospettato di farlo. Per non essere da meno Enrico Letta è giunto a proporre che per diventare imam di moschea (come si sa nell’islam sunnita non esiste un clero professionale deputato a fare da mediatore tra il fedele e Dio ) debbano valere le stesse regole che vigono per i preti cattolici, ovvero munirsi di uno specifico titolo di studio. Il tutto, ovviamente, in nome dell’integrazione. Ove per integrazione si deve intendere assimilazione, abbandono totale delle proprie radici culturali e dei propri costumi per adottare quelle del paese ospitante.
Ma torniamo sulle affermazioni di Amato. Sarebbe un errore considerarle espressioni singolari di un Ministro dell’Interno. Per quanto in maniera deformata politici di primo pelo come Amato interpretano pulsioni sociali ben piu’ profonde. Essi danno effettivamente voce a richieste che vengono dalla loro stessa base sociale. La spinta sicuritaria non viene solo dall’alto, o da destra, viene anche dal basso, da sinistra; non alligna solo tra i bottegai leghisti, ammorba anche gran parte del mondo del lavoro, la stessa classe proletaria occidentale. Il razzismo montante, lo spauracchio che l’immigrato sia un barbaro, e’ in verità l’immagine riflessa come in uno specchio del cittadino occidentale, della barbarie endogena che cresce in seno alle società imperialiste, quella italiana compresa. Chi non vede come stia montando una ventata sicuritaria e razzista, chi non vuole riconoscere che questa ondata reazionaria ha radici profondamente popolari, non capisce un fico secco della situazione sociale e quindi della minaccia incombente anche nel nostro paese. L’Occidente, seppellita per il momento la lotta tra le classi, conosce un processo opposto di affiatamento interclassista, di unione sacra, di solidarietà imperialistica. Dal 1917 al 1991 questo pericolo era rosso, veniva incarnato dalla minaccia sovietica, oggi questo nemico esterno è l’immigrato, l’islamico, il terrorista vero o potenziale. Chiunque abbia sale in zucca capirà dunque che questi son tempi difficilissimi, dove il massimo che possiamo fare, in attesa di grandi sconvolgimenti storici, è resistere! null’altro che resistere allo scopo di spezzare l’unione sacra occidentalista e imperialista, gettando i semi di una riscossa futura.
Se il centrosinistra ha ingaggiato con il centrodestra la gara a chi è più forcaiolo è perchè solo essendo forcaioli si puo’ oggi pensare di avere consensi di massa e sperare di conquistare il potere. Per Amato e i suoi compari solo cavalcando il forcaiolismo sicuritario si può evitare la fascistizzazione delle masse. E’ come dire che per scongiurare la svolta fascista la soluzione sarebbe di quella di adottare preventivamente le misure che i fascisti adotterebbero dopo. Ovvero: siccome il fascismo seppelllirebbe la democrazia, non si ritiene di combatterlo per difenderla, ma si chiede ad essa di suicidarsi con le sue mani, togliendo così ai presunti fascisti il motivo stesso del loro essere. Geniale esempio di italico machiavellismo!

.........................................................................
3. TROPPI GRILLI (E SBIRRI) PER LA TESTADove va a parare Beppe Grillo?
Che nel paese serpeggi un diffuso e sempre più cazzuto malcontento non c’era bisogno del «Vaffa.. Day» per saperlo. Beppe Grillo, che certo non è un giullare di corte, ha deciso di intercettarlo e, affinché esso non evapori, ha proposto che si materializzi in liste civiche alle prossime elezioni municipali. Gli oligarchi della partitocrazia, bersaglio delle sua invettive, sono andati su tutte le furie, accusandolo (da che pulpito!) di populismo, di qualunquismo e di fare... dell’antipolitica. Accusa, oltreché miserabile, sintomatica, perché segnala come per la casta bipolare la «politica» sia solo una metafora, un sinonimo di se stessa. Non fosse che per questo suo rappresentare un pericolo per il bipolarismo, il movimento di Beppe Grillo merita tutta la nostra simpatia. Tuttavia, il passaggio tra la semplice rappresentazione teatrale del malessere popolare a quello della sua rappresentanza politica, si configura come un doppio salto mortale. Non solo perché, come segnalano alcuni nel suo blog, il rischio è quello di  impaludarsi nel già visto, di diventare come gli altri. L’atto del rappresentare politicamente le opinioni, le istanze e i desiderata di vasti strati popolari in libera uscita dalla camicia di forza del bipolarismo, non è un puro e semplice fotocopiare. Dalla rappresentazione mimetica del malessere alla sua rappresentanza politica c’è uno scarto enorme, c’è l’obbligo di dichiarare ciò che si vuole, la propria concezione del mondo, come la società dovrebbe essere, non solo come portrebbe essere amministrata. Non che Grillo non vada proponendo da anni idee e soluzioni. Esse sono più o meno riconducibili ad una visione eticologica del capitalismo, l’idea vagamente proudhoniana  secondo cui il mercato sarebbe il miglior sistema possibile a patto di eliminare le sue escrescenze oligopolistiche e monopolistiche. Un’idea vecchia come il cucco, ma non per questo poco persuasiva o meno contagiosa. Ammesso che Grillo riesca a costruire un movimento su simili fondamenta ideologiche, resta che esso dovrà misurarsi con la politica, nel senso che dovrà dirci come pensa di cambiare l’attuale stato di cose. In tempi in cui, come una metastasi, il capitale finanziario ha soppiantato quello industriale, mentre l’economia conosce processi di concentrazione oligolpolistica senza precedenti, mentre gli Stati non sono che comitati d’affari di questi grandi gruppi imperialistici, come pensa Grillo di raggiungere i suoi scopi? Con quali mezzi? Risposte chiare non ne ha date, ma abbiamo ragione di pensare che esse siano strampalate. Prendete ad esempio la condizione che per fare parte delle sue liste civiche occorre, oltreché non avere tessere di partito, essere «incensurati». Questo piccolo dettaglio è in realtà grandemente rivelatore. E’ una spia che vale molto più di tante battute ad effetto contro la partitocrazia. Svela non soltanto un girotondista quanto ingiustificato rispetto per l’operato della magistratura, rivela un perbenismo e un legalitarismo agghiaccianti. La Legge non è neutrale, si puo’ essere «censurati» per tanti motivi, tra cui «delitti» contro la proprietà, l’ordine pubblico, le istituzioni e le sue odiose bande armate, ecc. Quanti sono coloro che finiscono ingiustamente tra le maglie della Giustizia? Quanti i  cittadini che vengono inquisiti e arrestati per manifestare il loro antagonismo? Quanti, anche solo da Genova in poi, i compagni denunciati e condannati? Che facciamo? Invece di dargli una medaglia all’onore li bolliamo come delinquenti togliendogli addirittura i diritti civili? E dei tanti che non sanno come sbarcare il lunario, costretti a «rubare» nei centri commerciali? Li espelliamo come delinquenti dalla comunità politica? Siamo in un razzista Stato di Polizia caro Grillo, non puoi inveire contro la carcerazione per i lavavetri e poi limitarti a prenderne atto ostracizzando quelli che saranno eventualmente condannati. Non puoi scagliarti contro la partitocrazia e dimenticare che proprio quest’ultima fa le leggi, stabilisce ciò che è lecito e ciò che non lo è, che stupra lo Stato di diritto proponendo sanzioni penali sempre più crudeli. E’ sintomatico che a causa di questo rispetto devozionale verso lo Stato di Polizia il losco Di Pietro sia il più entusiasta fiancheggiatore dell’avventura grilliana.
Questa del rifiuto di ogni tipo di «censurati» nelle liste civiche si palesa quindi come una specie di bollino di garanzia, come una autocertificazione del proprio legalitario e borghesissimo perbenismo, tesa a mostrare al potere che dietro la maschera del ribellismo non c’è nulla, se non il più invertebrato e ossequioso rispetto della sua potestà.
Per questo sono effettivamente inquietanti le similitudini con «L’uomo qualunque», il movimento fondato nell’immediato dopoguerra, guarda un po’ che analogia, dall’uomo di spettacolo partenopeo Guglielmo Giannini. Questi raccolse sì l’insofferenza dei cittadini verso i partiti, ma finì nel rappresentare il timore piccolo-borghese di ogni sovversione, le pulsioni reazionarie di ordine e di sicurezza. Non sono i grilli ma lo sbirro che Grillo ha per la testa a dover preoccupare.

 
...........................................................
4. ROVESCIANDO IL MONDO
Un bilancio del nostro incontro alla Polvese

Gia’ sul piano della partecipazione numerica la seconda edizione del seminario della Polvese ha rappresentato un passo avanti rispetto a quella precedente del 2006. Se invece analizziamo la partecipazione al livello più profondo, dell’attenzione alle relazioni, della partecipazione ai dibattiti, di passi avanti, ne sono stati fatti due. In barba all’assedio in cui lo avevano relegato i suoi nemici, questo strano movimento dal nome Campo Antimperialista, non solo gode di buona salute, ma ha il coraggio di rilanciare, anche in forme del tutto nuove, la sua iniziativa. Certi superficiali commentatori, leggendo i temi del seminario, certamente impegnativi dal punto di vista culturale, hanno pensato che i colpi subiti ci hanno fatto fare una marcia indietro rispetto alle nostre posizioni. Si sbagliano. E’ che, proprio per le nostre coraggiose posizioni, noi siamo obbligati a guardare lontano, a dare risposte chiare a questioni quanto mai complicate e inedite. Risposte chiare non vengono se non da chi sa andare alla radice dei problemi, da chi non si accontenta di galleggiare sul presente passando da una manifestazione all’altra. Vi è per fortuna chi afferra in che direzione vogliamo andare. Un compagno di Bologna ha preso dal nostro ultimo Notiziario questa frase: «Siamo in un tornante storico in cui l’antimperialismo e’ l’elemento unificante, viviamo una fase storica in cui una sconfitta del blocco imperiale imperniato sugli USA avrà conseguenze epocali e solo questa sconfitta potrà riaprire, non senza dolorose implicazioni, un discorso sulla fuoriuscita dal capitalismo» e ha poi chiosato con questa raccomandazione: «Sono pienamente d’accordo con queste parole e spero che possiate trarne le dovute conseguenze riguardo la prassi politica da adottare per il futuro». Gli abbiamo risposto che ne trarremo le «dovute conseguenze», ma sempre in base al principio per cui un’azione rivoluzionaria, se non vuole essere estemporanea, se vuole lasciare il segno, non può che basarsi su una teoria rivoluzionaria all’altezza dei tempi.

Postato da: AndreaYGHPSA a 20:41 | link | commenti |

domenica, 16 settembre 2007
Torni e ritorni.

vote

Un salto indietro nel punk, breve rassegna punkIslamundIslampunk (con poco a che vedere con i CCCP-CSI-PGR):

At-Tawra: Punk - Fusion - Grindcore da Illinois ("fusion/hybrid music of Arabic music, Classic Punk, Anarchopunk (Crust, Grind, etc.), and Metal": ambiziosetti i ragazzi, li chiamerei sympho-Napalm Death..)

Vote Hezbollah: "Tx-Persian Punk" da San Antonio

The Kominas: Punk - Grime da Bostonstan, Massachussets

 

Tornando a noi, a me ed al presente, preferisco di gran lungo i Debu.

 

Libro della settimana (a dir la verità l'avrò letto da un annetto, ma per stare in tema di liceità o meno della musica..)

AlGhazali, "il concerto mistico e l'estasi" Il Leone Verde - lo trovate qui.

 

E Ramadan mubarak a tutti i fratelli e le sorelle.

 

Intanto Antiamericanista "studia", pensa, naviga con testa e mouse. Probabili silenzi come mareggiate di inchiostro in pixel, e Iddio è il più sapiente. 

Mentre il blog non è più lo strumento primario, si stanno valutando nuove soluzioni.

Il lavoro continua su www.islam-online.it e su www.islam.forumup.it, tertium datur?