

Nome: 3umar Andrea Lazzaro
Tentativi di interpetazione critica del reale.
Islam - René Guénon - antiimperialismo.
Studente di Comunicazione Interculturale.
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Ieri pomeriggio è stato arrestato Roberto Sandalo, oscuro personaggio ex-Prima Linea, riciclatosi in attentatore (TERRORISTA) antiislamico e fondatore del "Fronte Cristiano Combattente".
Dubito che a parti invertite (un sedicente fronte "islamico" combattente che mette bombe davanti alle chiese - Iddio non voglia) non si sarebbero già aperti i campi di internamento per i musulmani.
Invece, questa notizia (così come quella dei diversi attentati anti-islamici) ha avuto poco risalto.
Ecco i lanci ANSA:
(ANSA) - MILANO, 10 APR - Roberto Sandalo, ex Prima Linea, è stato arrestato stamani a Milano con l'accusa di essere coinvolto in alcuni attentati ai danni di centri culturali islamici milanesi. Sandalo è stato arrestato su richiesta del pm milanese Maurizio Romanelli. L'operazione che ha portato al suo arresto sarà illustrata in una conferenza stampa nel pomeriggio in Questura a Milano.
(ANSA) - MILANO, 10 APR - A quanto si è saputo, Roberto Sandalo, l'ex terrorista di Prima Linea arrestato oggi in relazione a due attentati incendiari della serata di ieri nei pressi di due diverse moschee milanesi, avrebbe dato vita in passato al 'Fronte Cristiano Combattentè. Una sigla che ha dato notizie di sè in un'unica occasione, rivendicando il lancio di molotov contro la sede milanese dell'associazione internazionale 'Islam Relief', in via Amadeo. L'attentato era stato messo a segno il 13 aprile del 2007. Una telefonata ai vigili del fuoco aveva rivendicato il gesto a nome di un "Nucleo armato del Fronte Cristiano Combattente".
Assolutamente da leggere i seguenti articoli su questa notizia e su Roberto Sandalo:
http://www.verbavalent.com/?q=node/240
http://kelebek.splinder.com/1166416975#10272334
http://kelebek.splinder.com/post/13883959/Tra+le+meraviglie+della+n%C3%A9oco#13883959
http://www.verbavalent.com/?q=node/172
'umar andrea
Qualche goccio d'acqua per passare da "musulmano moderato" a fondamentalista cristiano-sionista; non serviva la ratifica, si era capito da tempo.
Antiamericanista firma e aderisce all'appello astensionista.
Visitate il blog dedicato alla campagna per l'astensione al voto il 13 e 14 aprile:
http://questavoltano.splinder.com/
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(`umar andrea si è spostato su www.islam.forumup.it, repetita iuvant)
Lo so che avevo praticamente messo il blog in sonno.
Il fatto è che dopo essermi reso conto di "sembrare un palestinese" (il che sarebbe chiaramente un difetto, per gli eugeno-sionisti), di essere pericoloso e far parte di una cricca organizzata - anzi, "Il peggiore" -, solo oggi ho appena scoperto di essere plagiato, e - insomma - sentivo proprio di dover rendervi partecipe.
Si ritorna ai soliti due link (non si fa mai abbastanza pubblicità) www.islam.forumup.it e www.islam-online.it
Cosa c'entra con l'islamofobia un "prano-astro-massone", Silvio Calzolari?
Ne parla qui Paniscus.
Noi, si ritorna in sonno,
occasionalmente su www.islam.forumup.it e www.islam-online.it
Come sarà apparso evidente, negli ultimi mesi l'attività è pesantemente diminuita, in quantità e qualità.
Nel frattempo che si pensa che fare - tra chiudere o lasciare aperto per mantenere disponibile il contenuto (poche, molto poche le possibilità di riprendere) - tutte le attività web di Antiamericanista le trovate su
www.islam.forumup.it e www.islam-online.it
dove ho intenzione di rimanere, insha'Llah.
3umar andrea
Notiziario del Campo Antimperialista ... 18 settembre 2007 ... http://www.antiimperialista.org
Toni Negri in Israele
La Stampa del 12 luglio scorso informava i suoi lettori di un fatterello apparentemente curioso. Si trattava di questo: il parlamentare di AN Gianni Alemanno e Toni Negri si apprestavano a passare le loro vacanze estive in un kibbutz israeliano. Vada per Alemanno, ma che Toni Negri, abbia scelto di fare le sue vacanze tra i coloni sionisti (ovvero dall’altra parte del Muro dell’apartheid) lascia costernati. «Si tratta di un vecchio amore», avrebbe affermato Negri, poco prima di raggiungere il kibbutz in occasione di un incontro promosso dall’Istituto Spinoza di Gerusalemme, e ha aggiunto: «Sono diventato comunista in Israele nel kibbutz Nahshonim, vicino Petah Tikva». E’ proprio vero: il primo amore non si scorda mai!
Israele: condannato a 12 anni di prigione il compagno Mohammad Khalaf del movimento Abnaa el Balad
L’11 settembre, dopo quasi due anni ci carcerazione preventiva, un tribunale di Tel Aviv ha definitivamente condannato a 12 anni di galera Mohammad Khalaf, 56 anni, falegname, palestinese del ‘48, e militante del gruppo Abnaa el Balad --dal 2002 legato al Campo Antimperialista da relazioni fraterne. L’accusa è quella di aver avuto contatti con «un agente straniero» e di «aver assistito il nemico in tempo di guerra.. aiutando un’organizzazine terrorista». L’agente straniero sarebbe un palestinese della Cisgiordania. L’organizzazione terrorista sarebbe un’organizzazione della Resistenza palestinese. Il compagno Mohammad, nella sua vibrata autodifesa, ha respinto tutte le accuse e ha denunciato di essere vittima di un complotto da parte del famigerato GSS (Servizio Generale per la Sicurezza). Suheil Sleiby, segretario supplente* di Abnaa el Balad ha dichiarato: «QUESTA SENTENZA SI INSCRIVE NEL QUADRO DELLA PERSECUZIONE E DELLA REPRESSIONE CONTRO LE MASSE ARABE PALESTINESI NEI TERRITORI OCCUPATI DEL ‘48 E DELLE FORZE PATRIOTTICHE IN GENERALE E IN PARTICOLARE DEL MOVIMENTO Abnaa el Balad».
* Il Segretario generale di Abnaa el Balad, Mohammad Kana’aneh (che avemmo l’onore di ospitare al Campo di Assisi) e’ in carcere dal febbraio 2004, anch’egli accusato di avere relazioni con «gruppi terroristici» palestinesi.
PER ULTERIORI INFORMAZIONI: http://www.antiimperialista.org/index.php?option=com_content&task=view&id=5304&Itemid=55
Questo Notiziario contiene:
1. SOTTO A CHI TOCCALa minaccia di un attacco su grande scala all’Iran, la resistenza irachena e il movimento contro la guerra
2. CHI INCARNA «LA TIGRE DELLA REAZIONE»?Il «Pacchetto sicurezza» del ministro Amato e la minaccia della svolta fascista
3. TROPPI GRILLI (E SBIRRI) PER LA TESTADove va a parare beppe Grillo?
4. ROVESCIANDO IL MONDOUn bilancio del nostro incontro alla Polvese
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1. SOTTO A CHI TOCCALa minaccia di un attacco su grande scala all’Iran, la resistenza irachena e il movimento contro la guerra
Che il conto alla rovescia che ci separa dall’aggressione americana all’Iran sia ormai iniziato, sono in pochi ormai a negarlo. Quello del pericolo che l’Iran si doti della bomba atomica non è un casus belli non meno pretestuoso di quello delle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein o dei suoi legami con Al Qaida. Che questo sia il motivo dell’attacco si può darla a bere ai lettori creduloni dei giornali di regime. Governanti, diplomatici, specialisti di politica estera sanno bene che la vera causa è nella geopolitica nordamericana, che non puo’ tollerare in Medio Oriente un regime ostile, né tantomeno che questo diventi la principale potenza regionale mettendo a repentaglio i già traballanti assetti imperialistici. L’abbattimento della Repubblica islamica iraniana è un obbiettivo strategico degli USA, sin dal 1979. L’occupazione dell’Afganistan e dell’Iraq, la insidiosa penetrazione in Asia centrale e nel Caucaso, il riarmo incessante dei regimi arabi del Golfo; sono tutte tappe di una strategia globale che vede gli Stati Uniti protesi a raggiungere un duplice obbiettivo: da una parte il controllo dei pozzi e delle rotte per mezzo delle quali il petrolio raggiunge il mercato mondiale, dall’altra l’annientamento definitivo di ogni eventuale roccaforte in cui si annidino i suoi nemici.
Gli Stati uniti hanno sperato di riconquistare l’Iran nella propria sfera d’infuenza con mezzi pacifici. La clamorosa sconfitta dei cosiddetti riformisti nelle elezioni del giugno 2005 e la inattesa vittoria di Ahmadinejad, referente degli ambienti nazionalisti radicali, ha letteralmente scombussolato i piani americani. Questi, spiazzati dai risultati elettorali, attesero un paio di settimane prima di prendere una posizione ufficiale, che fu di netta ostilità al nuovo arrivato. L’Iran venne bollato come «Stato canaglia» e lo stesso Ahamadinejad accusato di aver fatto parte del gruppo che occupò nel 1979 l’ambasciata USA a Tehran, con tanto di minaccia di portarlo davanti ad una corte americana. Trovando un altro pretesto per l’aggressione Bush chiede adesso di inscrivere i Pasdaran (ovvero un corpo militare istituzionale) nella Black List dei gruppi terroristici.
Lo stesso Iraq, che Bush sperava diventasse un pasto appetitoso da spartire in allegra compagnia, è invece diventato un motivo di irriducibile discordia con Tehran. Il baratto bushiano, io ti tolgo di mezzo Saddam tu mi dai il semaforo verde per l’aggressione, ha da tempo smesso di funzionare. Gli inglesi e gli americani denunciano che non debbono far fronte solo alla Resistenza dei sunniti, ma pure a quella dei gruppi shiiiti radicali, non solo quello di Moqtada al-Sadr. In effetti, per quanto tra la Resistenza sunnita e le formazioni shiite antamericane e filoiraniane sia in corso una sorda lotta intestina (di cui una causa è la inaccettabile partecipazione tattica dei partiti filoiraniani nel dispositivo dell’occupazione), non v’è dubbio che soprattutto nell’ultimo anno i miliziani shiiti sono quelli che hanno inferto colpi letali alle truppe d’occupazione. Il fatto che gli inglesi siano costretti al ritiro da tutto l’Iraq meridionale la dice lunga. Così come che il movimento di Moqtada al-Sadr abbia abbandonato a se stesso il governo fantoccio di al-maliki. Dicono che oramai in Iraq è già in atto una guerra per procura tra USA e Iran. Non abbiamo possibilità di confermare la veridicità dell’accusa NATo secondo cui nella provincia afgana di Farah sarebbe stato intercettato un convoglio di sofisticate armi proveniente dall’Iran e destinato alla guerriglia talibana. Se questo fosse vero ciò è l’indiscutibile indice che Tehran si prepara a far fronte all’aggressione, che gli iraniani non accetteranno di fare la fine della Iugoslavia, di crepare sotto gli attacchi aerei e missilistici americani (e israeliani?), e che potrebbero accettare la sfida allargando il conflitto e puntando a farlo diventare regionale.
In questa prospettiva apocalittica molte cose cambieranno in Medio Oriente. Molte cose cambieranno in tutto il mondo. Bush, prima di lasciare le consegne, vorrà spianare la strada al suo disegno del «Nuovo grande Medio Oriente». Se così fosse nè la Siria, né il Libano né Israele potranno restare fuori dal ciclone. Non potranno restarne fuori le Resistenze (Iraq, Afganistan, Palestina, Libano), né i movimenti contro la guerra in Europa e nel resto del pianeta. Le Resistenze, quella irachena anzitutto, saranno costrette a prendere atto che le divisioni e i conflitti fratricidi sono ad esclusivo vantaggio dell’Impero, dovranno trovare la strada di una conciliazione e di una unità d’azione. I movimenti contro la guerra. Inabissatisi dopo l’occupazione dell’Iraq saranno snidati, obbligati a tirar fuori la testa (e ad usarla meglio). Non avremo le stesse fiumane di gente per le strade, ma certo movimenti più maturi e consapevoli, speriamo privati delle illusioni pacifiste e più decisi nel sostenere chi, dentro la guerra, rischia la pelle combattendo l’aggressione imperialista.
L’inizio del 2006 sarà dunque segnato nuovamente dall’irrompere della guerra nella stagnante agenda politica italiana. Nessun movimento potra’ esimersi dal prendere una posizione, dallo scendere in campo. Da questa angolatura è evidente come il movimento contro il raddoppio della base americana a Vicenza ci indicherà la cifrà del movimento che gli salirà sulle spalle. Il Movimento contro il Dal Molin fungerà da anticamera di quello contro la guerra. Sotto ogni profilo la battaglia contro la base americana è il banco di prova di quello che avverrà.
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2. CHI INCARNA «LA TIGRE DELLA REAZIONE»?Il «Pacchetto sicurezza» del ministro Amato e la minaccia della svolta fascista
«Se fossimo così incoscienti da pensare che la sicurezza non è un nostro problema, creeremmo le condizioni per una svolta reazionaria fascista nel nostro Paese. Se c’è una cosa che un democratico deve sapere è non svegliare la tigre della reazione». E aggiunge: « ...è assurdo che ci si divida all’interno del centrosinistra: l’opinione pubblica non può pensare che ci disinteressiamo della sicurezza, altrimenti creeremmo lo scivolo che porterebbe la stessa opinione pubblica lontana dai valori democratici e lontana da noi».
Ci pareva necessario citare per intero le affermazioni con cui il titolare del Viminale, alla festa della Margherita, ha difeso il suo «Pacchetto sicurezza», ovvero le nuove leggi liberticide escogitate sull’onda del provvedimento contro i lavavetri adottato dal municipio di Firenze. Leggi infami che intendono colpire con l’arresto quei poveracci dediti a lavare i vetri ai semafori e a fare l’elemosina. L’impulso sicuritario che affligge il nascente Partito Democratico pare non trovare argini. Rutelli ha annunciato che il prossimo Consiglio dei ministro stabilirà, proprio come negli USA, la creazione di una «banca del DNA», non solo, come si pensava, per schedare i responsabili dei crimini più efferati, ma per censire chiunque violi i confini della legalità o sia semplicemente sospettato di farlo. Per non essere da meno Enrico Letta è giunto a proporre che per diventare imam di moschea (come si sa nell’islam sunnita non esiste un clero professionale deputato a fare da mediatore tra il fedele e Dio ) debbano valere le stesse regole che vigono per i preti cattolici, ovvero munirsi di uno specifico titolo di studio. Il tutto, ovviamente, in nome dell’integrazione. Ove per integrazione si deve intendere assimilazione, abbandono totale delle proprie radici culturali e dei propri costumi per adottare quelle del paese ospitante.
Ma torniamo sulle affermazioni di Amato. Sarebbe un errore considerarle espressioni singolari di un Ministro dell’Interno. Per quanto in maniera deformata politici di primo pelo come Amato interpretano pulsioni sociali ben piu’ profonde. Essi danno effettivamente voce a richieste che vengono dalla loro stessa base sociale. La spinta sicuritaria non viene solo dall’alto, o da destra, viene anche dal basso, da sinistra; non alligna solo tra i bottegai leghisti, ammorba anche gran parte del mondo del lavoro, la stessa classe proletaria occidentale. Il razzismo montante, lo spauracchio che l’immigrato sia un barbaro, e’ in verità l’immagine riflessa come in uno specchio del cittadino occidentale, della barbarie endogena che cresce in seno alle società imperialiste, quella italiana compresa. Chi non vede come stia montando una ventata sicuritaria e razzista, chi non vuole riconoscere che questa ondata reazionaria ha radici profondamente popolari, non capisce un fico secco della situazione sociale e quindi della minaccia incombente anche nel nostro paese. L’Occidente, seppellita per il momento la lotta tra le classi, conosce un processo opposto di affiatamento interclassista, di unione sacra, di solidarietà imperialistica. Dal 1917 al 1991 questo pericolo era rosso, veniva incarnato dalla minaccia sovietica, oggi questo nemico esterno è l’immigrato, l’islamico, il terrorista vero o potenziale. Chiunque abbia sale in zucca capirà dunque che questi son tempi difficilissimi, dove il massimo che possiamo fare, in attesa di grandi sconvolgimenti storici, è resistere! null’altro che resistere allo scopo di spezzare l’unione sacra occidentalista e imperialista, gettando i semi di una riscossa futura.
Se il centrosinistra ha ingaggiato con il centrodestra la gara a chi è più forcaiolo è perchè solo essendo forcaioli si puo’ oggi pensare di avere consensi di massa e sperare di conquistare il potere. Per Amato e i suoi compari solo cavalcando il forcaiolismo sicuritario si può evitare la fascistizzazione delle masse. E’ come dire che per scongiurare la svolta fascista la soluzione sarebbe di quella di adottare preventivamente le misure che i fascisti adotterebbero dopo. Ovvero: siccome il fascismo seppelllirebbe la democrazia, non si ritiene di combatterlo per difenderla, ma si chiede ad essa di suicidarsi con le sue mani, togliendo così ai presunti fascisti il motivo stesso del loro essere. Geniale esempio di italico machiavellismo!
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3. TROPPI GRILLI (E SBIRRI) PER LA TESTADove va a parare Beppe Grillo?
Che nel paese serpeggi un diffuso e sempre più cazzuto malcontento non c’era bisogno del «Vaffa.. Day» per saperlo. Beppe Grillo, che certo non è un giullare di corte, ha deciso di intercettarlo e, affinché esso non evapori, ha proposto che si materializzi in liste civiche alle prossime elezioni municipali. Gli oligarchi della partitocrazia, bersaglio delle sua invettive, sono andati su tutte le furie, accusandolo (da che pulpito!) di populismo, di qualunquismo e di fare... dell’antipolitica. Accusa, oltreché miserabile, sintomatica, perché segnala come per la casta bipolare la «politica» sia solo una metafora, un sinonimo di se stessa. Non fosse che per questo suo rappresentare un pericolo per il bipolarismo, il movimento di Beppe Grillo merita tutta la nostra simpatia. Tuttavia, il passaggio tra la semplice rappresentazione teatrale del malessere popolare a quello della sua rappresentanza politica, si configura come un doppio salto mortale. Non solo perché, come segnalano alcuni nel suo blog, il rischio è quello di impaludarsi nel già visto, di diventare come gli altri. L’atto del rappresentare politicamente le opinioni, le istanze e i desiderata di vasti strati popolari in libera uscita dalla camicia di forza del bipolarismo, non è un puro e semplice fotocopiare. Dalla rappresentazione mimetica del malessere alla sua rappresentanza politica c’è uno scarto enorme, c’è l’obbligo di dichiarare ciò che si vuole, la propria concezione del mondo, come la società dovrebbe essere, non solo come portrebbe essere amministrata. Non che Grillo non vada proponendo da anni idee e soluzioni. Esse sono più o meno riconducibili ad una visione eticologica del capitalismo, l’idea vagamente proudhoniana secondo cui il mercato sarebbe il miglior sistema possibile a patto di eliminare le sue escrescenze oligopolistiche e monopolistiche. Un’idea vecchia come il cucco, ma non per questo poco persuasiva o meno contagiosa. Ammesso che Grillo riesca a costruire un movimento su simili fondamenta ideologiche, resta che esso dovrà misurarsi con la politica, nel senso che dovrà dirci come pensa di cambiare l’attuale stato di cose. In tempi in cui, come una metastasi, il capitale finanziario ha soppiantato quello industriale, mentre l’economia conosce processi di concentrazione oligolpolistica senza precedenti, mentre gli Stati non sono che comitati d’affari di questi grandi gruppi imperialistici, come pensa Grillo di raggiungere i suoi scopi? Con quali mezzi? Risposte chiare non ne ha date, ma abbiamo ragione di pensare che esse siano strampalate. Prendete ad esempio la condizione che per fare parte delle sue liste civiche occorre, oltreché non avere tessere di partito, essere «incensurati». Questo piccolo dettaglio è in realtà grandemente rivelatore. E’ una spia che vale molto più di tante battute ad effetto contro la partitocrazia. Svela non soltanto un girotondista quanto ingiustificato rispetto per l’operato della magistratura, rivela un perbenismo e un legalitarismo agghiaccianti. La Legge non è neutrale, si puo’ essere «censurati» per tanti motivi, tra cui «delitti» contro la proprietà, l’ordine pubblico, le istituzioni e le sue odiose bande armate, ecc. Quanti sono coloro che finiscono ingiustamente tra le maglie della Giustizia? Quanti i cittadini che vengono inquisiti e arrestati per manifestare il loro antagonismo? Quanti, anche solo da Genova in poi, i compagni denunciati e condannati? Che facciamo? Invece di dargli una medaglia all’onore li bolliamo come delinquenti togliendogli addirittura i diritti civili? E dei tanti che non sanno come sbarcare il lunario, costretti a «rubare» nei centri commerciali? Li espelliamo come delinquenti dalla comunità politica? Siamo in un razzista Stato di Polizia caro Grillo, non puoi inveire contro la carcerazione per i lavavetri e poi limitarti a prenderne atto ostracizzando quelli che saranno eventualmente condannati. Non puoi scagliarti contro la partitocrazia e dimenticare che proprio quest’ultima fa le leggi, stabilisce ciò che è lecito e ciò che non lo è, che stupra lo Stato di diritto proponendo sanzioni penali sempre più crudeli. E’ sintomatico che a causa di questo rispetto devozionale verso lo Stato di Polizia il losco Di Pietro sia il più entusiasta fiancheggiatore dell’avventura grilliana.
Questa del rifiuto di ogni tipo di «censurati» nelle liste civiche si palesa quindi come una specie di bollino di garanzia, come una autocertificazione del proprio legalitario e borghesissimo perbenismo, tesa a mostrare al potere che dietro la maschera del ribellismo non c’è nulla, se non il più invertebrato e ossequioso rispetto della sua potestà.
Per questo sono effettivamente inquietanti le similitudini con «L’uomo qualunque», il movimento fondato nell’immediato dopoguerra, guarda un po’ che analogia, dall’uomo di spettacolo partenopeo Guglielmo Giannini. Questi raccolse sì l’insofferenza dei cittadini verso i partiti, ma finì nel rappresentare il timore piccolo-borghese di ogni sovversione, le pulsioni reazionarie di ordine e di sicurezza. Non sono i grilli ma lo sbirro che Grillo ha per la testa a dover preoccupare.
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4. ROVESCIANDO IL MONDOUn bilancio del nostro incontro alla Polvese
Gia’ sul piano della partecipazione numerica la seconda edizione del seminario della Polvese ha rappresentato un passo avanti rispetto a quella precedente del 2006. Se invece analizziamo la partecipazione al livello più profondo, dell’attenzione alle relazioni, della partecipazione ai dibattiti, di passi avanti, ne sono stati fatti due. In barba all’assedio in cui lo avevano relegato i suoi nemici, questo strano movimento dal nome Campo Antimperialista, non solo gode di buona salute, ma ha il coraggio di rilanciare, anche in forme del tutto nuove, la sua iniziativa. Certi superficiali commentatori, leggendo i temi del seminario, certamente impegnativi dal punto di vista culturale, hanno pensato che i colpi subiti ci hanno fatto fare una marcia indietro rispetto alle nostre posizioni. Si sbagliano. E’ che, proprio per le nostre coraggiose posizioni, noi siamo obbligati a guardare lontano, a dare risposte chiare a questioni quanto mai complicate e inedite. Risposte chiare non vengono se non da chi sa andare alla radice dei problemi, da chi non si accontenta di galleggiare sul presente passando da una manifestazione all’altra. Vi è per fortuna chi afferra in che direzione vogliamo andare. Un compagno di Bologna ha preso dal nostro ultimo Notiziario questa frase: «Siamo in un tornante storico in cui l’antimperialismo e’ l’elemento unificante, viviamo una fase storica in cui una sconfitta del blocco imperiale imperniato sugli USA avrà conseguenze epocali e solo questa sconfitta potrà riaprire, non senza dolorose implicazioni, un discorso sulla fuoriuscita dal capitalismo» e ha poi chiosato con questa raccomandazione: «Sono pienamente d’accordo con queste parole e spero che possiate trarne le dovute conseguenze riguardo la prassi politica da adottare per il futuro». Gli abbiamo risposto che ne trarremo le «dovute conseguenze», ma sempre in base al principio per cui un’azione rivoluzionaria, se non vuole essere estemporanea, se vuole lasciare il segno, non può che basarsi su una teoria rivoluzionaria all’altezza dei tempi.

Un salto indietro nel punk, breve rassegna punkIslamundIslampunk (con poco a che vedere con i CCCP-CSI-PGR):
At-Tawra: Punk - Fusion - Grindcore da Illinois ("fusion/hybrid music of Arabic music, Classic Punk, Anarchopunk (Crust, Grind, etc.), and Metal": ambiziosetti i ragazzi, li chiamerei sympho-Napalm Death..)
Vote Hezbollah: "Tx-Persian Punk" da San Antonio
The Kominas: Punk - Grime da Bostonstan, Massachussets
Tornando a noi, a me ed al presente, preferisco di gran lungo i Debu.
Libro della settimana (a dir la verità l'avrò letto da un annetto, ma per stare in tema di liceità o meno della musica..)
AlGhazali, "il concerto mistico e l'estasi" Il Leone Verde - lo trovate qui.
E Ramadan mubarak a tutti i fratelli e le sorelle.
Intanto Antiamericanista "studia", pensa, naviga con testa e mouse. Probabili silenzi come mareggiate di inchiostro in pixel, e Iddio è il più sapiente.
Mentre il blog non è più lo strumento primario, si stanno valutando nuove soluzioni.
Il lavoro continua su www.islam-online.it e su www.islam.forumup.it, tertium datur?